di Brenda Bimbi

Buon anno nuovo!

Se fossimo a Firenze nel medioevo, l’anno nuovo comincerebbe il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, dell’incarnazione del Verbo alla Vergine Maria attraverso l’Arcangelo Gabriele, giorno che celebra un nuovo fondamentale inizio e che coincide anche con la rinascita della natura, con il risveglio della primavera, con la rivincita della luce sulle tenebre.

Bandierai di Firenze

di Brenda Bimbi

Tutti sanno che la moda e gli abiti sono importanti per gli italiani. Sarà per quel nostro innato senso estetico o forse perché il vestito è da sempre anche un modo per riconoscere l’appartenenza a uno stato sociale o a una fazione politica.

La parola “candidato”, che identifica una persona che si presenta alle elezioni, e con un significato più esteso indica qualcuno che si propone per un nuovo lavoro o per sostenere un esame, deriva dal latino candidatus, cioè vestito di una toga candida, bianchissima, a significare la purezza delle intenzioni e delle qualità morali.

Divisa”, sinonimo di uniforme, viene invece dall’abitudine, molto diffusa durante il  medioevo, di indossare, in occasioni di feste o di battaglie, le calze, le giacche di colori diversi, divise appunto, a seconda della famiglia, della contrada o della città di cui si faceva parte.

In italiano ci sono anche modi di dire legati al mondo della moda o dei vestiti, espressioni fisse, cristallizzate dall’origine molto antica e a volte incerta.

  1. È un altro paio di maniche.

Per rimanere in ambito medievale, vorrei cominciare con questa espressione. Nel medioevo agli abiti si potevano spesso staccare e cambiare le maniche che erano una delle parti più sottoposte a usura. Inoltre, sostituendo le maniche, il vestito poteva apparire anche molto diverso ed è proprio da qui che viene questo modo di dire che indica due cose alternative e completamente differenti tra loro.

“Quando leggo in italiano posso capire, ma parlare è un altro paio di maniche”

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di Brenda Bimbi

 

L’errore è spesso fonte di frustrazione, lo sappiamo bene perché a tutti capita di sbagliare.
La lingua italiana poi, per uno straniero è piena di insidie: le preposizioni, i pronomi, il congiuntivo, la concordanza dei tempi… sono tanti gli errori che si possono fare, soprattutto all’inizio. A dire la verità anche agli italiani può capitare qualche volta perché la struttura è complessa ma non bisogna avere paura di sbagliare: hai mai pensato a quanti sono i grandi successi o le grandi scoperte che in realtà sono nati per errore o per caso?
Anche nella lunga tradizione enogastronomica italiana ce ne sono molti: si tratta di creatività, di intuizioni, di esperimenti o di fortunate distrazioni che danno vita a nuove, inaspettate soluzioni.
Chi sarà stato quel contadino che ha provato a fare il vino con l’uva che era rimasta a seccare al sole e ha scoperto così che ne veniva fuori una bevanda dolce e buonissima? O l’altro che ha notato che la fermentazione nelle bottiglie rimaste al caldo stava producendo delle bollicine e che poi, con alcuni perfezionamenti, ha dato vita allo spumante?
Le leggende e le storie si rincorrono, si perdono nella memoria popolare e ne ho scelte alcune che mi sembrano interessanti.

Il panettone

Siamo a Milano, nelle cucine di Palazzo Sforzesco nel XV secolo quando, per una distrazione, il cuoco di Ludovico il Moro brucia il dolce che stava preparando per il suo signore. Per rimediare all’errore, Toni, uno dei garzoni, comincia allora a impastare gli ingredienti che erano a disposizione: farina, uova, zucchero, uvetta e canditi. Il Pan de Toni (e da qui il nome panettone) viene servito in tavola e ha un grandissimo successo, salvando i cuochi da una brutta situazione.

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di Silvia Barbieri

 

 

Piazza della Santissima Annunziata è una delle più importanti e antiche piazze di Firenze, si trova nel cuore della città, vicino al Duomo e Piazza San Marco. Qui trovate la basilica della Santissima Annunziata e lo Spedale degli Innocenti, un istituto molto importante, dove per 400 anni, sono stati ospitati, curati e cresciuti molti bambini orfani o abbandonati. 

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di Giulia Barca

IL GALATEO A TAVOLA IN ITALIA

Si fa o non si fa?

Quanto conosci le regole e le abitudini degli italiani a tavola, al bar e al ristorante?

Fai il test e scopri il tuo livello di italianità!

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  • Normalmente a colazione:
  1. si mangia il pane con burro e marmellata
  2. si mangia salato
  3. si mangiano le uova strapazzate con il prosciutto
  • Prima di cominciare a mangiare:
  1. si dice “cin cin”!
  2. si mette il tovagliolo intorno al collo
  3. si dice “buon appetito”!
  • Al bar normalmente:
  1. si dice “voglio un caffè, grazie” 
  2. si beve un caffè in piedi al bancone
  3. nel pomeriggio o la sera si ordina un bel cappuccino!
  • E con gli spaghetti che si fa?:
  1. si mangiano gli spaghetti con forchetta e cucchiaio
  2. si tagliano gli spaghetti con il coltello
  3. si usa la forchetta per avvolgere gli spaghetti
  • Al ristorante:
  1. si mette il tovagliolo sulle gambe
  2. si lascia la mancia sul tavolo
  3. si fanno rumori con il corpo
  • In generale, a tavola:
  1. si appoggiano i gomiti sul tavolo
  2. si mangia l’insalata come antipasto
  3. si mangia a bocca chiusa
  • Ancora al ristorante…
  1. si fa “la scarpetta” (cioè si raccoglie il sugo rimasto nel piatto con un pezzo di pane)
  2. ci si pulisce la bocca con il tovagliolo prima di bere
  3. si annusano i cibi prima di mangiarli in segno di gradimento
  • A tavola, in famiglia:
  1. si prende il cibo dal piatto di portata con la forchetta personale
  2. si comincia a mangiare quando tutti hanno il cibo nei piatti
  3. si mangiano antipasto, primo, secondo, contorno, dolce
  • A cena a casa di amici: 
  1. a fine pasto si beve un amaro (o anche detto “ammazzacaffè”)
  2. si fuma a tavola tra una portata e l’altra
  3. si mette il cellulare sul tavolo
  • A tavola con la famiglia e con gli amici per un’occasione importante:
  1. si prende il sale con le dita
  2. si mescola il vino con l’acqua
  3. si offre la parte migliore da mangiare agli altri commensali

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Soluzioni: 

  • a 2) c   3) b   4) c   5) a   6) c   7) b   8) b   9) a 10) c

Da 8 a 10 risposte esatte:

Complimenti! Il tuo livello di italianitàè ottimo! L’Italia e gli italiani non hanno segreti per te. Vieni a trovarci e scoprirai tante altre curiose informazioni!

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Coraggio! Ci sono ancora molte cose da scoprire sulle abitudini degli italiani, ma non devi preoccuparti! Vieni a trovarci e vedrai! 

 

Speriamo di poter riaprire presto la scuola, intanto (e anche dopo!) le lezioni di italiano sono online

https://abcschool.com/en/courses/italian-courses-online-skype

di Gian Michele Pedicini


Sicuramente molti di voi conoscono la canzone 'O sole mio, una delle canzoni italiane più famose al mondo. Moltissimi artisti negli anni hanno interpretato questo successo, come Elvis Presley (It's now or never), Luciano Pavarotti, Tony Bennett, Jorge Negrete e tanti altri.

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di Francesca Buonfiglio

Piccolo alfabetiere fiorentino

In questo breve articolo ho voluto raccogliere alcune espressioni tipiche del “dialetto” fiorentino. Mi sono basata sul libro  “A Firenze si parla così: frasario moderno del vernacolo fiorentino” di Renzo Raddi, scrittore di Firenze molto attento a documentare la più pura tradizione del vernacolo fiorentino. Ho scelto per ogni lettera un’espressione per me familiare, divertente e molto usata.

 

come… ACQUA IN BOCCA (Acqua ‘n bocca): non far parola, mi raccomando! Proprio come uno che avendo del liquido in bocca, non potesse aprirla per timore di perderlo.

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di Linda Rossini 

 

Risotto ai carciofi aromatizzato ai pronomi - Facciamo una ricetta con Linda

Come si puliscono e si cucinano i carciofi?

Tante volte i miei studenti mi hanno fatto questa domanda. Proviamo insieme a fare un primo piatto a base di carciofi, con un pizzico di imperativo e pronomi.

linda carciofi

 

PINOCCHIO IN CASA SUA: LE AVVENTURE DI PINOCCHIO TRA SESTO FIORENTINO E FIRENZE

di Francesca Buonfiglio 

L’autore del libro "Pinocchio in casa sua", Nicola Rilli, era un appassionato studioso di etnologia e di archeologia. Si trasferì a Firenze dove lavorò a “La Nazione” come correttore di bozze. Successivamente il Marchese Gerini lo ospitò con la famiglia nella sua villa di Colonnata e in questo periodo Rilli pubblicò “Pinocchio in casa sua”.

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