Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino

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Il libro, scritto nel 1881 e uscito a puntate sul Giornale dei Bambini, è stato tradotto in più di 240 lingue (fonte Unesco). Molte e diverse sono state da allora le edizioni, tanti gli adattamenti, e poi film, cartoni animati, musical, versioni teatrali…

 

Sto parlando di Pinocchio, una delle più famose creazioni della letteratura italiana, ma forse non tutti sanno che il suo autore, Carlo Lorenzini, era fiorentino. Nato nel 1826 in via Taddea 21, nella zona del mercato centrale di San Lorenzo, scelse lo pseudonimo di Collodi dal nome del paese d’origine di sua madre, vicino a Pistoia.

La storia racconta le avventure di un burattino di legno che, dopo rocambolesche vicende, riesce a diventare un bambino in carne e ossa.

Geppetto, un uomo povero e anziano, scolpisce un burattino di legno per guadagnarsi “un tozzo di pane e un bicchier di vino” ma quello si anima, esce dal suo controllo e inizia subito a fargli i dispetti.

Il buon Geppetto però non si arrende e vuole mandarlo a scuola perché impari a leggere e scrivere: gli fa un vestito di carta a fiori, le scarpe di corteccia di legno e un cappello di mollica di pane. Poi vende la sua giacca per comprargli un libro.

Sulla strada verso la scuola però Pinocchio incontra prima il teatro dei burattini di Mangiafuoco, poi il Gatto e la Volpe, due terribili imbroglioni, e la situazione inizia a mettersi male. Per fortuna interviene la Fata Turchina che si prende cura di lui e lo avverte che: “Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo”.

La caratteristica più famosa di Pinocchio è forse proprio il suo naso che si allunga quando dice le bugie, ma nel libro c’è molto di più.

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Pinocchio infatti non è ancora pronto per diventare un bravo bambino e si mette di nuovo in una serie infinita di guai. È molto noto il capitolo in cui segue il suo amico Lucignolo nel Paese dei Balocchi, dove non esistono libri né professori ma dove purtroppo tutti i ragazzi vengono trasformati in asini. Pinocchio e Lucignolo lo scoprono a loro spese quando ormai è troppo tardi. L’asino Pinocchio viene comprato da un circo, ma si fa male a una zampa e l’impresario decide di buttarlo in mare con una pietra al collo.

Di nuovo l’intervento della Fata Turchina lo salva ma mentre nuota per tornare a riva viene inghiottito da un enorme pesce, nella cui pancia ritrova Geppetto, partito molti mesi prima alla ricerca proprio di Pinocchio.

Padre e figlio riescono a uscire dal ventre di quell’enorme animale e il burattino sembra finalmente aver capito la lezione. Va a scuola e comincia anche a lavorare per poter comprare le medicine per Geppetto che è malato. La bontà di Pinocchio è di nuovo ricompensata dalla Fata, che alla fine lo trasforma in un bambino vero.

Così si conclude la storia che milioni di bambini, ma anche di adulti, hanno letto in tutto il mondo e che si svolge proprio nella Toscana della fine del XIX secolo.

Ecco perché è facile trovare molte riproduzioni di Pinocchio tra i souvenir toscani. Anche alla scuola ABC abbiamo il nostro burattino di Pinocchio, ma qui gli studenti sono davvero tutti bravissimi!

Brenda

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